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Jason Bourne

  • Uscita:
  • Durata: 123min.
  • Regia: Paul Greengrass
  • Cast: Matt Damon, Tommy Lee Jones, Julia Stiles, Alicia Vikander, Vincent Cassel, Riz Ahmed, Ato Essandoh, Bill Camp, Trevor White, Scott Shepherd, Vinzenz Kiefer, Stephen Kunken, Ben Stylianou, Gregg Henry, Johnny Cicco
  • Prodotto nel: 2016 da FRANK MARSHALL, JEFFREY M. WEINER, BEN SMITH, MATT DAMON, PAUL GREENGRASS, GREGORY GOODMAN PER THE KENNEDY/MARSHALL COMPANY, IN ASSOCIAZIONE CON CAPTIVATE ENTERTAINMENT, PEARL STREET
  • Distribuito da: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY
  • Tratto da: personaggi creati da Robert Ludlum
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TRAMA

Quando era un giovane soldato, Jason Bourne, dopo aver saputo che suo padre era stato ucciso da terroristi si offrì volontario per un programma sperimentale e fu trasformato in un'arma umana da 100 milioni di dollari. Tuttavia, secondo i progettisti l'arma si rivelò difettosa e quindi cercarono di toglierlo di mezzo. Anni dopo, scoperta la sua vera identità, Jason ha raggiunto una pace apparente e ha fatto perdere le sue tracce per sempre. Fino a quando un'organizzazione molto più pericolosa di qualsiasi governo riporta Bourne nuovamente in azione...

Dalla critica

  • Cinematografo

    Torna Matt Damon, torna Paul Greengrass, e l’agente segreto smemorato nato dalla penna di Robert Ludlum fa cinque sul grande schermo: Jason Bourne , semplicemente. La CIA (Tommy Lee Jones) gli sta ancora alle calcagna, ma forse la stessa Agenzia (Alicia Vikander) gli porgerà la mano della pace; non mancano i cattivi (“l’asset” di Langley Vincent Cassel), né le vecchie conoscenze (Julia Stiles); soprattutto, non latitano sequenze action – Atene e Las Vegas, in primis – che consacrano Greengrass a campione del genere con riprese mozzafiato, virtuosismi tecnici e montaggio – una volta tanto è vero – parossistico. Che manca? Tutto il resto, ovvero una storia plausibile, dei sottotesti per i palati europei, che allo stesso Greengrass – da United 93 a Green Zone – non sono estranei: la sensazione è di un film nato a Hollywood per essere fruito in Estremo Oriente, Cina in primis. Se una volta per soddisfarne gli spettatori si inseriva nel cast la star locale di turno, oggi si produce a uso e consumo della Repubblica Popolare: ritmo frenetico, movimenti – da Roma all’Islanda e Vegas – ubiqui, primato del fare sul dire, dello scazzottare sul riflettere, dello spettacolo sulla realtà. Cineseria.

  • Il Messaggero

    I primi due film dedicati a Jason Bourne ci avevano incuriosito e elettrizzato. Finalmente qualcosa di nuovo nel campo inflazionato della 'spy story'. II terzo capitolo era addirittura entusiasmante. II quarto dava già chiari segni di stanchezza. Tanto che il quinto titolo, 'The Bourne Legacy', diretto non da Greengrass ma da Tony Gilroy (sceneggiatore dei primi tre), era quasi uno spin off, con Jeremy Renner (...), in una trama ovviamente frenetica benché non priva di coloriture sentimentali. Ma questo sesto episodio, battezzato sintomaticamente col solo nome del personaggio, malgrado il doppio ritorno di Matt Damon e del regista Paul Greengrass, è un condensato di tutto ciò che avevamo già visto, non solo nei film della saga ma in cento altri. Con l'emozione in meno e una tonnellata di rumore e luoghi comuni in più. (...) overdose di inseguimenti, voli, sparatorie, acrobazie sui cornicioni o al computer (quante tastiere in questi film d'azione! (...) chi ha visto più di due film del genere ci mette poco a capire dove si andrà a parare (...). Vi facciamo grazia di tutti quei comprimari che servono solo a moltiplicare sfondi e inseguimenti portando nel film temi d'attualità (o di moda), dai social network a Wilkileaks. Ma il problema vero del film non è la fragilità della trama o i dialoghi inesistenti (Damon e Cassell fanno a chi pronuncia meno parole). E il tedio che inevitabilmente finisce per sommergere questo film d'azione in cui logiche e dinamiche aziendali sembrano molto più importanti della geopolitica, degli equilibri mondiali o della psiche devastata dell'eroe.

  • Il Giornale

    La mano di Greengrass si vede per la capacità di mantenere alti ritmo e tensione nelle scene d'azione, grazie ad un sapiente montaggio e agli abili movimenti di macchina.

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