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Jauja

  • Durata: 108min.
  • Regia: Lisandro Alonso
  • Cast: Viggo Mortensen, Villbjørk Mallin Agger, Ghita Nørby, Adrian Fondari, Esteban Bigliardi, Diego Roman, Mariano Arce, Misael Saavedra, Gabriel Marquez, Brian Patterson
  • Prodotto nel: 2014 da LISANDRO ALONSO, VIGGO MORTENSEN, ILSE HUGHAN, SYLVIE PIALAT, JAIME ROMANDÍA, ANDY KLEINMAN, HELLE ULSTEEN, MICHAEL WEBBER, EZEQUIEL BOROVINSKY, LEANDRO PUGLIESE PER 4L, PERCEVAL FILMS, FORTUNA FILMS, LES FILMS DU WORSO, MANTARRAYA PRODUCCIONES, MASSIVE INC., KAMOLI FILMS, THE MATCH FACTORY, WANKA
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TRAMA

1882. Il capitano Gunnar Dinesen è giunto con la 15enne figlia Ingeborg in un remoto avamposto militare in Patagonia per collaborare con l'esercito argentino durante la cosiddetta "Conquista del deserto", una feroce campagna di genocidio messa in atto contro la popolazione aborigena. Ingeborg è l'unica presenza femminile sul posto e i soldati non tardano a interessarsi a lei. Una notte, la ragazza fugge con un giovane soldato di cui si è innamorata. Al suo risveglio, il capitano Dinesen scopre la fuga della figlia e decide di avventurarsi in territorio nemico per trovare la giovane coppia. Inizierà così per lui una ricerca solitaria che lo porterà in un luogo fuori dal tempo, dove il passato svanisce e il futuro non ha alcun significato. Ispirato a un'antica leggenda che narra di Jauja, una mitologica terra colma di abbondanza e felicità. Molte furono le spedizioni che tentarono di trovare questo posto e, con il tempo, la leggenda è cresciuta in modo sproporzionato ed esagerato. L'unica cosa certa, è che tutti coloro che hanno cercato di trovare il paradiso terrestre di Jauja, si sono persi lungo la strada.

Dalla critica

  • Cinematografo

    Un certo sguardo . Quello dell'argentino Lisandro Alonso è qualcosa di più, che va oltre. Che senza dubbio meritava il Concorso principale, perché il suo nuovo film, Jauja ("terra mitologica di abbondanza e felicità"), si riappropria del fascino antico, seppur sempre rivoluzionario, dell'aspect ratio 1.37:1 (lo straordinario Meek's Cutoff di Kelly Reichardt vi ricorda qualcosa?...) , perché ci porta ai confini del mondo e, per farlo, chiede alla fotografia di Timo Salminen (sodale di Aki Kaurismaki ) di illuminarlo in maniera quasi parossistica, così artificale da sembrare più naturale del vero: "un certo sguardo". Un Certain Regard. Ma fosse stato in gara per la Palma d'Oro, Lisandro Alonso avrebbe potuto davvero dire la sua. Per la prima volta, poi, il regista di La libertad , Los Muertos , Fantasma e Liverpool (abbonato alla Quinzaine des Réalisateurs nelle ultime tre occasioni), si affida ad un attore professionista di livello internazionale, Viggo Mortensen, che ancora una volta riesce a sorprendere per il coraggio delle proprie scelte e per un'interpretazione memorabile, di fisico e sofferenza, multilingue e immersa in un passato che sembra ormai fuori dal tempo. E' un capitano danese, Gunnar Dinesen, arrivato in Argentina dalla Danimarca per collaborare con l'esercito locale. Insieme a lui, la bella figlia quindicenne Ingeborg (Viilbjork Mallin Agger), unico esemplare femminile nel raggio di centinaia di chilometri, che una notte fugge con un giovane soldato. Gunnar dec ide di mettersi sulle sue tracce. Ambientato intorno al 1880, Jauja trae ispirazione dalla cosidetta "Conquista del deserto", operazione militare condotta dall'Argentina per strappare agli indigeni i territori della Patagonia. Lungo il suo cammino, il protagonista avrà modo di incontrarne alcuni. Ma è un incedere, quello di Gunnar, che va di pari passo al mistero continuo che cerca di risolvere lo stesso Alonso: è quello della visione, del ragionamento grammaticale, geometrico, con cui tentare di "rinchiudere" immagini di un mondo perduto, mitologico, eppure completamente mutevole. E' un alternarsi di camera fissa - per incorniciare il lento incedere di un soggetto da un angolo all'altro dell'inquadratura - e "schiaffi", con cui tentare di catturare un cambio di ritmo, di respiro, la presenza di un cavallo, o il rumore di un ciuffo d'erba calpestato. E', fondamentalmente, quello che un tempo amavamo definire "cinema di ricerca", e che nelle mani di Alonso - anche attraverso la storia che racconta - diventa metafora di conquista. E di perdita. Di meraviglia (l'unico commento musicale è di notte, con il protagonista solo sdraiato su un masso ad osservare le stelle, musica scritta dallo stesso Mortensen...) e di scoperta. Quelle, immaginiamo, che farà la giovane Ingeborg una volta fuori il cancello della lussuosa, triste e solitaria magione in Danimarca...  Un certo sguardo . Ma meritava il Concorso.

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