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Loving

  • Uscita:
  • Durata: 123min.
  • Regia: Jeff Nichols
  • Cast: Joel Edgerton, Michael Shannon, Ruth Negga, Marton Csokas, Nick Kroll, Terri Abney, Alano Miller, Jon Bass, Bill Camp, David Jensen, Christopher Mann, Sharon Blackwood, Quinn McPherson, Michael Abbott Jr., Winter Lee Holland, Will Dalton, Chris Greene, Karen Vicks, Lance Lemon, Marquis Adonis Hazelwood, Andrene Ward-Hammond, Jevin Crochrell, Jordan Williams Jr., Georgia Crawford, Brenan Young, Dalyn M. Cleckley, DL HOPKINS, Matt Malloy
  • Prodotto nel: 2016 da GED DOHERTY, COLIN FIRTH, NANCY BUIRSKI, SARAH GREEN, MARC TURTLETAUB, PETER SARAF PER RAINDOG FILMS, BIG BEACH FILMS, IN ASSOCIAZIONE CON AUGUSTA FILMS, TRI-STATE PICTURES
  • Distribuito da: CINEMA DI VALERIO DE PAOLIS (2017)
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Film non più disponibile nelle sale

TRAMA

Ispirato a una storia vera, è un omaggio al coraggio e all'impegno di una coppia mista, Richard e Mildred Loving, che si sono innamorati e sposati nel 1958. I due giovani sono cresciuti a Central Point, una cittadina della Virginia, dove la comunità è più progressista nei confronti dell'integrazione tra le diverse etnie rispetto ad altre zone del sud degli Stati Uniti. Eppure, Richard e Mildred per la loro unione vengono condannati al carcere e all'esilio e quindi costretti a trasferirsi con i figli in un modesto quartiere di Washington, D.C. Nonostante l'appoggio dei loro familiari, i due trovano difficoltà ad essere accettati dall'ambiente circostante e Mildred sente anche il bisogno di tornare in Virginia. Il caso "Loving contro Virginia" arriva così alla Corte Suprema nel 1967, sancendo una vittoria nella battaglia per i diritti civili e riaffermando il diritto fondamentale di sposarsi senza barriere razziali. Richard e Mildred infine sono tornati a casa e la loro storia d'amore è diventata un modello per molte altre coppie dell'epoca.

Dalla critica

  • Cinematografo

    Capitolo trascurato della poco edificante vicenda del razzismo americano, la storia dell’unione mista tra Richard e Mildred Loving considerata un crimine nella Virginia del ’58, era stata ripescata nemmeno cinque anni fa dal documentario The Loving Story , cui Jeff Nichols si è rifatto con una cifra meno battagliera e più sentimentale. Affidandosi a due volti poco stellari come quello dell’eterno comprimario Joel Edgerton e della rivelazione Ruth Negga, il regista americano disegna con encomiabile misura le sommesse e tormentate scene da un matrimonio, che non s’ha da fare nell’America segregazionista di allora. Tra la Storia grande e la piccola però, Nichols privilegia soprattutto la seconda, lasciando sullo sfondo figure e cliché del tipico dramma razziale per illuminare l’amore solido e perseverante di due persone quasi incredule, l’amore nonostante tutto. L’intelligenza politica del film sta proprio qui, nella decisione di rivoltare la questione della pelle in quella del sentimento, più ampia e universale, e del diritto sacrosanto e naturale ad essere provato e vissuto. Non a caso la cifra forte di questo melò così emozionante e trattenuto è l’ambientazione rurale, dal doppio valore simbolico di Natura e di Frontiera (mentre lo spazio legale, culturale , della questione, è sempre uno spazio chiuso: una prigione, una città, la corte federale. A nessuno di questo i Loving, nomen omen , sembrano appartenere). Dal punto di vista formale, Jeff Nichols continua invece ad assumere come punto di riferimento il passato, la memoria del cinema classico americano come custode della democrazia, letteralmente del potere di tutti di  poter essere tutto. Un immaginario che è come una Storia al contrario, dove gli ultimi sono spesso gli attori principali, eroi ed eroine come Richard e Mildred, cui Edgerton e la Negga regalano una grandezza che se ne sta appartata, pudica e singolare, silenziosa e fiera. Una grandezza che si lascia abbracciare.

  • Corriere della Sera

    Sullo «scandalo» la HBO girò nel 2012 un documentario che ha ispirato Jeff Nichols in cerca di un film non retorico, non un court-movie col giudice col suo martelletto, non urlato, ma molto civile, capace di parlare sottovoce con gli occhi come lo Spielberg del 'Colore viola': non a caso si tratta di pazienza, di mattoni, di tempo. (...) Ben descritti i protagonisti nell'intimità e normalità, dramma umano che ha portato in zona Oscar l'etiope Ruth Negga, bravissima come l'australiano Joel Edgerton. Non è colpa loro se il tutto ha qualcosa di déjà-vu (...).

  • La Repubblica

    Da noi il nome di Jeff Nichols risuona poco. Alcuni dei suoi film non sono neppure usciti sui nostri schermi; o si sono visti a stento. Eppure al trentottenne regista americano sono bastati pochi titoli (...) per rivelare una personalità tra le più interessanti dell'ultimo decennio. Sarebbe ora, dunque, che il pubblico italiano lo 'scoprisse'; e l'occasione è 'Loving', dramma a soggetto razziale ispirato a una storia vera, presentato in concorso a Cannes e candidato all'Oscar per la migliore protagonista femminile. (...) Forse (...) non è il film migliore di Nichols; però rappresenta in modo esemplare che cosa significhi fare un cinema etico, serio e responsabile (senza peraltro rinunciare all'emozione e all'efficacia drammatica). Non è difficile immaginare quali e quanti colleghi, con un argomento del genere, avrebbero calcato la mano sul pathos, ricorrendo agli stereotipi del film processuale e all'overdose di sentimentalismo del 'dramma da Oscar'. Niente di tutto questo in Nichols. Il quale, al contrario, appare cosi poco interessato al rituale giudiziario da mostrarci solo pochi momenti di tribunale, per concentrare tutta la forza drammatica sulla relazione della coppia. Con uno sguardo limpidamente umanista, 'Loving' osserva i sentimenti e le reazioni dei suoi personaggi senza declamarli. (...) Dopati dal sensazionalismo di troppo cinema, alcuni troveranno 'Loving' fin troppo delicato, quasi sommesso. Basta però concentrarsi sulla verità dei gesti, la dolcezza degli sguardi che si scambiano i bravissimi Ruth Negga e Joel Edgerton, che già dalle primissime scene si conquistano la nostra empatia, per capire il valore di una scelta sobria e realistica come quella di Nichols. (...) Piccolo valore aggiunto il cammeo di Michael Shannon, già protagonista di tre film di Nichols, nella parte del fotografo di 'Life'.

  • La Stampa

    Rievocando una vicenda chiave nella storia dei diritti civili, 'Loving' ne fa emergere gli aspetti socio-politico in modo indiretto, focalizzando al massimo l'attenzione sulla coppia e sulla forza di un amore che non cede di fronte a nulla. (...) È tipico del cineasta Jeff Nichols giocare sul registro della discrezione e mettere sullo sfondo quello che per altri starebbe in primo piano. Qui, senza eccessi (non c'è traccia di affiliati del Klu Klax Klan e relative truculenze), dell'establishment della Virginia appare quel che basta per capirne la mentalità razzista; mentre, sul fronte opposto, alle manifestazioni per i diritti civili che infiammarono gli Anni 60 si accenna appena. Dall'inizio alla fine al centro del quadro restano i Loving, sempre dignitosi fra vita famigliare e operosa quotidianità. Per Richard è essenziale Mildred, per Mildred è essenziale Richard: la loro relazione è così solida da risultare monodimensionale e, in verità, si avvertirebbe la mancanza di un maggiore approfondimento dei caratteri non fosse per l'interiorizzata sensibilità degli interpreti Joel Edgerton e Ruth Negga (nominata all'Oscar); e per l'avvolgente intimismo della regia.

  • Il Manifesto

    Noto, e stimato, per il suo cinema poetico, sfumato di Spielberg e Carpenter, ma anche di Conrad, affascinato dall'avventura e da un umanesimo incline alle suggestioni del soprannaturale, il regista dell'Arkansas, ha trovato in 'Loving' il suo film più «con i piedi sulla terra», ancorato non solo a una storia e a personaggi realmente esistiti ma un tema tornato di lancinante, problematica, attualità. In questo senso, si tratta di un oggetto meno di slancio, meno misterioso, meno formalmente libero, rispetto a lavori come 'Mud', 'Take Shelter' o 'Midnight Special', meno riconoscibilmente «suo». Il dubbio che si sia sentito un po' intimidito dall'argomento «importante» c'è, ma 'Loving' aggira la trappola del dogmatismo aderendo alla prospettiva dei Loving con un'intimità e una dolcezza che sono anche fisiche. (...) la sua chiave nell'universo della coppia data dai materiali di repertorio del documentario di Buirski (qui produttore insieme a Colin Firth) e soprattutto nelle magnifiche foto in bianco e nero dell'inviato di 'LIFE' Grey Villett (qui interpretato da Michael Shannon), che Nichols riprende spesso alla lettera. Il raro sorriso di Richard con il capo abbandonato nel grembo di Ruth, il modo in cui la abbraccia, come se fosse appeso a un'ancora, le loro mani sempre strette o che si cercano, quando in pubblico, i corpi naturalmente uno contro l'altro nello spazio vuoto del portico di casa, Mildred e Richard che guardano giocare i loro bambini... Sono immagini fortissime - in cui stanno la bellezza, il senso del film e, soprattutto, l'abbagliante incontrovertibilità della sua storia.

  • Il Fatto Quotidiano

    Dramma civile a buon impatto emotivo, il quinto film dell'ex enfant prodige Jeff Nichols conferma la sua indole tematica che difende il singolo giusto e 'diverso' contro una comunità ostile e ignorante. Ovvia critica alla società americana 'tout court', 'Loving' persegue con rigore il suo obiettivo procedurale, cercando comunque di sostare sulle intimità dei protagonisti con opportuni e poetici silenzi. L'impressione è che Nichols volesse 'trascorrere' più tempo con gli universi emotivi dei suoi Mildred e Richard, lasciando ai margini gli aspetti giuridici della vicenda, ma è chiaro abbia dovuto rinunciarvi. Inferiore ad alcuni gioielli del regista ('Take Shelter 'su tutti) ma comunque opera di levatura, impreziosita da interpreti straordinari.

  • Il Messaggero

    Loving può essere un aggettivo (amorevole), un gerundio (amando) o un infinito sostantivato (l'amare). Tutte e tre queste declinazioni sono presenti in 'Loving' di Jeff Nichols, tratto da una storia vera. Ne aggiungiamo una quarta più prosaica: un cognome. I Loving sono Richard Perry e Mildred Dolores. Lui è un muratore bianco e lei una casalinga nera. Negli Stati Uniti del 1958 vorrebbero sposarsi ma la Virginia non accetta le nozze miste. Parte una lotta legale per veder riconosciuto il loro diritto inalienabile al matrimonio ma senza dimenticare mai l'amorevolezza di un rapporto che rimane più intimo che politico, il tempo in divenire del gerundio simbolo di resistenza (nove anni di battaglia: dal 1958 al 1967) e il potere infinito di una coppia innamorata. (...) E' un film rischioso perché tutto in sottrazione e alla costante ricerca del pudore e sobrietà di un uomo e una donna entrati nella Storia loro malgrado. Perfetti i protagonisti (...).

  • Libero

    (...) 'Loving' può essere giustamente apprezzato come bell'esempio di cinema civile. Come gli americani sanno fare da sempre e come noi non abbiamo mai imparato (riusciremo un giorno a fare un film che dica pane al pane sugli anni di piombo?). Pur avendo mille occasioni per virare sul melodramma più spinto (il raid in casa degli sposini è l'occasionissima) il regista Jeff Nichols tiene tutto ammirevolmente sotto le righe. Richard non urla mai, Mildred quasi mai. Sopportano, ma non subiscono (la differenza è importante). La storia finisce per entrarti in circolo, perché non è storia di eroi ma di piccola gente coraggiosa. Certo è celebrativa, vuol mostrare che in America i buoni possono vincere, ma perché non celebrare l'America quando se lo merita? Tagliato sorprendentemente fuori dalla corsa agli Oscar 'Loving' l'avrebbe meritato per almeno un paio di coinvolti. Ruth Negga (che è una commovente Mildred) e Michael Shannon, che fa il fotografo di 'Life', che colle sue immagini dei Loving portò mezza America a fare il tifo per loro.

  • Il Giornale

    Un fatto vero che Nichols, paradossalmente, descrive quasi marginalmente, in punta di piedi, dando priorità al dramma di coppia. Un film lento, appesantito, un po' troppo costruito.

  • Avvenire

    Jeff Nichols, uno dei giovani registi indipendenti americani più interessanti nel panorama contemporaneo, ha scelto di raccontare in 'Loving' (...) la storia vera di Mildred e Richard Loving (mai un nome è stato così aderente a un destino) (...). Se nei panni di Mildred troviamo Ruth Negga, un'autentica rivelazione, (...) in quelli dello schivo e gentile Richard c'è uno straordinario Joel Edgerton reso quasi irriconoscibile da una notevole trasformazione fisica. Il regista, che ha scoperto questa vicenda grazie a un documentario della Hbo dal titolo 'The Loving Story' segnalatogli dall'attore Colin Firth e sua moglie Livia, ha deciso di adottare un approccio anti-hollywoodiano alla materia che si prestava a un acceso 'courtroom drama' per raccontare passo dopo passo le tappe dell'appassionante battaglia della coppia e del loro avvocato nelle aule del tribunale. Oppure il film avrebbe potuto essere il resoconto delle violenze di cui furono vittime i due protagonisti che osarono sfidare l'America bianca e razzista. Invece quello a cui assistiamo è il lento e naturale scorrere della vita di Richard e Mildred, impegnati ad affrontare un problema che, come nella vita vera, non esclude la quieta bellezza della quotidianità.

  • Corriere della Sera

    'Loving' (...) vorrebbe tenersi lontano dalla retorica per registrare la scabra quotidianità di una famiglia della Virginia, ma finisce per fare i conti con qualcosa di più grande e più ingombrante come il peso della Legge, proprio come è successo nella realtà ai coniugi Loving. (...) Tutta la lotta legale che ha fatto storia nella giurisprudenza è però tenuta sullo sfondo dal regista che preferisce raccontare la vita quotidiana di questo muratore e della sua testarda moglie, finiti sotto i riflettori dei media quasi contro la loro volontà. È come se Nichols tracciasse un parallelo tra chi non vuole cedere alle tentazioni della popolarità e se stesso, impegnato a resistere alle lusinghe di Hollywood. Richard si tiene stretta la propria ruvida integrità umana (...) così come Nichols vuole tenersi lontano dalle sirene della spettacolarità facile e superficiale. Anche a costo di girare un film che rischia la monotonia per eccesso di antiretorica.

  • Il Messaggero

    Storia vera, film timido. (...) Per farne un film (...) serviva un taglio originale. Invece 'Loving' di Jeff Nichols (...), ben fatto ma convenzionale, accenna alla convivenza di fatto tra bianchi e neri in certi strati sociali del Sud, così poco indagata, ma si ferma subito per raccontare la battaglia legale. Un'occasione mancata.

  • Il Manifesto

    Rispetto a 'Midnight Special' visto alla Berlinale, e soprattutto al suo esordio 'Take Shelter', 'Loving' (...) il cui riferimento più immediato sembra 'Il colore viola' di Spielberg', punta a una cifra «classica» (pure eccessiva), da grandi temi (e aspirazioni da Oscar) a cui si oppone però la scelta di un punto di vista mai retorico. I suoi personaggi sono come li vediamo, conservatori nonostante la loro scelta di vita di radicale rottura: sono attaccati alla terra, alla vita nel posto a cui sentono di appartenere, non si pongono altri interrogativi, sul loro lavoro (lui è muratore). E così la violenza di polizia e istituzioni Nichols la concentra nelle parole, senza effetti drammatici, assalti, botte ma nell'agghiacciante fraseggio di un giudice e di uno sceriffo che si appellano a dio per motivare la separazione razziale. (...) Questa storia «vera», come garantisce la fotografia della coppia reale prima dei titoli di testa, è una storia d'America, la storia di una conquista che ha fatto epoca. Forse però per questo nelle invenzioni cinematografiche Nichols poteva sbilanciarsi di più.

  • L'Unità

    Il nome è tutto un programma: 'Loving' è il gerundio di 'love', amare, e solo grazie a un immenso amore si possono superare le traversie che Richard e Mildred Loving hanno sopportato nella vita. Il film di Jeff Nichols (...) le racconta in modo asciutto e mirabile grazie anche alla superlativa prova di due attori (Ruth Negga e Joel Edgerton) (...). 'Loving' è bellissimo perché non sembra una storia vera: o meglio, non ha quegli schematismi narrativi e quelle forzature ideologiche che spesso affliggono i film ispirati a storie vere, soprattutto se socialmente e politicamente forti come questa. Nichols lo racconta con un tono sommesso (...). Richard Loving era un uomo taciturno e un po' orso, ed Edgerton lo incarna pronunciando si e no venti battute in tutto il film. E' molto autentico, e anche politicamente illuminante, che la chiave del film sia la 'diffidenza' (...). Il miracolo è che, nonostante tutti abbiano qualche dubbio su tutti, la società a volte va avanti e i progressi si compiono.

  • La Repubblica

    (...) ha la struttura classica del film 'tratto da una storia vera', con regia convenzionale e passaggi obbligati di sceneggiatura: l'arresto nella notte, l'entrata in scena dell'avvocato, eccetera. Protagonista dapprima sembra il marito, ma poi è Mildred a prendere in mano la situazione. La cosa simpatica è l'anti-eroismo dei due, un muratore e una casalinga che non sono militanti, ma solo persone che si amano. Il film si concentra su di loro, tralasciando il versante processuale per seguirne il riverbero nella loro vita privata.

  • Nazione-Carlino-Giorno

    Un soggetto civile come quello presentato dal caso dei Loving (...) era difficilmente accostabile a un regista eccentrico, sensibile alle geografie delle menti, rappresentante di un realismo magico che non trova facilmente legittimità sullo schermo, come Jeff Nichols (...). Invece l'imprevedibile incontro ha dato vita a un film asciutto (...), trattenuto, esemplare per come sa descrivere sentimenti di dolore e di rabbia senza mai cedere al puro ricatto ideologico. (...) Lasciando sullo sfondo la trama politico-sociale, Nichols punta sul dramma di due anime semplici che non afferrano le ragioni di un dispositivo disumano. (...) Rigore della costruzione, freddezza d'esecuzione sono pregi indiscutibili.

  • Il Giornale

    'Intelligentemente, 'Loving' evita di fare il solito film, più o meno magniloquente, dove avvocati, giudici e procuratori fanno cinematograficamente sfoggio delle loro virtù oratorie, e non sceglie nemmeno la strada dei colpi di scena fino al climax che poi li scioglierà. Allo stesso tempo, il tema razziale, con i suoi odi e le sue incrostazioni sociali, ideologiche e politiche, viene lasciato sulla porta. Non ci sono immagini eclatanti, non c'è il bianco e il nero, mai termini furono più esatti, della segregazione come scontro anche violento fra due culture e due stili di vita.

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